Un'analisi esclusiva sui 600 Parlamentari in carica: La preoccupante correlazione tra chi vota SÌ e chi ha conti in sospeso con la legge.
Il 22 e 23 Marzo 2026, l'Italia tornerà alle urne per un cruciale Referendum sulla Giustizia. Al centro del dibattito: la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati. Ma chi sono i primi sostenitori di questa riforma? Abbiamo incrociato i dati pubblici delle dichiarazioni di voto dei 600 parlamentari attuali con i registri relativi a procedimenti giudiziari in corso, rinvii a giudizio o condanne non definitive. I risultati svelano una correlazione statistica che merita un'analisi approfondita.
Parlamentari Analizzati
Totale Camera e Senato
Posizione Giudiziaria Aperta
15.3% del Parlamento (Indagati/Processati)
Promotori del "SÌ"
47.5% ha dichiarato voto favorevole
Esiste un legame tra avere un procedimento giudiziario in corso e supportare la riforma? I dati suggeriscono una forte polarizzazione. Mentre nel gruppo dei parlamentari "senza pendenze" il supporto al referendum è bilanciato, tra coloro che hanno posizioni aperte il supporto al "SÌ" schizza verso l'alto.
Confronto tra parlamentari "Puliti" e "Indagati"
Oltre l'80% dei parlamentari con procedimenti attivi sostiene la riforma, contro il 40% dei colleghi senza pendenze.
(Totale: 285 Parlamentari)
Quasi un sostenitore su tre (26%) ha attualmente un procedimento giudiziario a carico.
La distribuzione non è uniforme tra le forze politiche. Alcuni partiti mostrano una concentrazione molto più alta di "Indagati Sostenitori". Il grafico sottostante scompone ogni partito mostrando la quota di favorevoli al referendum, evidenziando in rosso quelli con procedimenti in corso.
Focus sui 92 parlamentari con posizioni aperte. La maggior parte si trova nella fase preliminare delle indagini.
Quali regioni esprimono il maggior numero di parlamentari "Indagati pro-Sì"? La Lombardia e la Campania guidano la classifica in termini assoluti.
Negli ultimi 6 mesi, abbiamo tracciato l'andamento delle intenzioni di voto dei parlamentari parallelamente al numero di nuovi avvisi di garanzia notificati alle Camere. Si nota un picco di adesioni al comitato del "SÌ" in concomitanza con le inchieste di Gennaio 2026.
I dati non mentono: esiste una correlazione statistica significativa tra l'essere coinvolti in procedimenti giudiziari e il sostegno alla riforma della giustizia. Mentre questa correlazione non implica necessariamente un nesso causale diretto, solleva interrogativi legittimi sulla natura dei conflitti d'interesse che potrebbero influenzare il voto parlamentare.
Il picco di adesioni in concomitanza con le nuove inchieste di gennaio 2026 suggerisce che la percezione del rischio personale possa giocare un ruolo nelle scelte politiche. La domanda che rimane aperta è: questa riforma serve davvero la giustizia o protegge chi ha motivo di temerla?
Nota Metodologica: I dati presentati in questa infografica sono stati elaborati manualmente dal nostro team e pertanto potrebbero presentare errori. Puoi segnalare un errore con la funzionalità predisposta accessibile da tutte le pagine del sito. Applicheremo le correzioni necessarie il prima possibile".